Vela : Gianfranco Bianchi

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Il nostro Circolo venne costituito il 21 aprile 1931 ed ebbe la sua prima sede sociale dove oggi è ubicata la Dogana centrale; durante la guerra venne distrutto e collocato nella stessa zona, in una baracca provvisoria. Nel 1956 uno dei soci fondatori, Bertorello, lasciò gratuitamente al circolo la sede del cantiere INMA, che all’epoca era ubicata dove ancora oggi insiste il nostro Circolo, caratterizzato dal manufatto industriale di allora, il capannone, mentre la palazzina degli uffici è divenuta la sede vera e propria; l’attuale palestra (con il parquè originale a tavoloni) altro non era che la sala a tracciare del cantiere. Il rilancio del circolo nel dopo guerra è stato reso possibile grazie ad un folto gruppo di soci che rivestivano ruoli importani e di rilievo nella società spezzina dell’epoca.

L’attività sociale svolta, l’impostazione della prima scuola di vela per ragazzi, l’organizzazione di regate a livello nazionale ed internazionale fecero si che il circolo salisse alle cronache cittadine come un vero club, con una sede dignitosa dove si trovavano un bar, un ristorante, una sala biliardo, un salone per riunioni degni dei migliori club dell’epoca. Io entrai al circolo nel 1960, giovane quattordicenne appassionato di vela, e rimasi colpito dalla disponibilità dell’ambiente, dal calore e dall’attenzione con cui gli anziani seguivano noi giovani alle prime armi. Sono ricordi che rimangono dentro per tutta la vita ed ai quali sono particolarmente legato. I soci che più ricorrono nella storia del circolo e nella mia memoria sono i Paganini, i Balbarini, i Bertorello, gli Sgorbini, i Rapallini, i Bartolozzi, i Guidugli, i Del Santo, i Berardi, i Poggi, i Borio, i Carozzo, i Peer e molti altri. La fase dello splendore sociale si fermò ai primi anni 70, e questa data coincide, se non sbaglio, con una certa fase di declino della nostra città. In questo decennio venne depauperato un patrimonio notevole legato alla nautica da diporto. Crollato questo comparto, grazie a una politica demagogica nazionale di criminalizzazione nei confronti “dei ricchi ed evasori proprietari di barche”, di conseguenza nell’immaginario collettivo i circoli nautici venivano visti come lobby da combattere e ridimensionare. In questi anni i nostri due circoli nautici (Circolo Velico e Canottieri Velocior 1883), hanno rischiato il trasferimento prima per un approdo traghetti, poi per una coabitazione forzata con un istituto scolastico sfrattato dal porto, ed infine con la reclusione all’interno della cinta doganale con la forte limitazione alla frequentazione delle nostre sedi (che sono di fronte al Comune e non chissà dove). Passò un altro decennio in cui abbiamo galleggiato, pur tra crescenti difficoltà, nello svolgere la missione statutaria. Finalmente qualche santo in paradiso (romano) riuscì a fermare l’accanimento contro i circoli. Dal 1992 le cose cambiarono gradualmente. Alla Spezia si susseguirono tre comandanti di porto uno più degno dell’altro, non perchè ci favorissero ma perchè consideravano i circoli con la dignità che era loro dovuta. In pochi anni uscimmo dall’isolamento portuale, creammo un muro di separazione da questo e ritornammo a vivere e a svolgere appieno la nostra attività. Da quella data il Circolo ha ripreso a volare, non voli pindarici bensì cose concrete. Abbiamo costituito un Comitato di Coordinamento tra i Circoli del Golfo, abbiamo ripreso alla grande la scuola di vela (no profit), abbiamo ripreso la collaborazione con le scuole cittadine, abbiamo avviato, primo caso in Italia, corsi di vela per disabili (abbiamo ricevuto visite di delegazioni di varie parti d’Italia per studiare il nostro modello), abbiamo insomma con soddisfazione svolto il ruolo prefissatoci nel nostro statuto. Per quanto concerne i risultati d’eccellenza dei nostri velisti dovrei annoiarvi per lungo tempo, mi limito alle figure di maggior rilievo: credo che il più grande velista nella storia del nostro Circolo sia stato Giuseppe Fago che oltre ad avere vinto diversi titoli nazionali, nel 1936 rappresentò l’italia alle Olimpiadi di Berlino (vela a Kiel), classe Jole Olimpionica, riportando un ottimo 5° posto a pochissimi punti dal podio. Dopo Fago, per arrivare a risultati di rilievo arriviamo agli anni 50 in cui Nino Carozzo riportò a La Spezia titoli nazionali. Gli anni 60-70-80 hanno visto emergere le nuove leve. Arrivò il titolo italiano di J. Peer, arrivarono i Titoli italiani ed i piazzamenti a mondiali ed europei di Bianchi e Fregoso, a cui si aggiunsero altri titoli nazionali da parte di Peer, Taddei, Bianchi e Piva. Gli anni 90 hanno portato ad altri titoli nazionali con Dani Colapietro sui Dinghy. Incastonati tra questi titoli prestigiosi abbiamo un mare di altre vittorie ottenute dai nostri velisti sia in campo nazionale che internazionale, sia su derive, classi olimpiche ed imbarcazioni d’Altura. Oggi il Circolo conta su un gruppo forte di giovani promesse che non sono più tali in quanto hanno già riportato risultati considerevoli, parlo di Matteo Confalonieri, dei fratelli Andrea e Lorenzo Podestà, di Simona Benelli, tre giovanissimi atleti gia vincitori di titoli nazionali di categoria che lasciano ben sperare per il loro futuro e per il palmares del Circolo Velico della Spezia.

Storia

1973 ANEDDOTO TRATTO DA REGATE VELICHE SU BARCHE DEL CANTIERE BARBERIS di Gianfranco Bianchi. Pubblicato su il libro di Giancarlo Barberis “La Vela nel Cuore”

Porto Cervo

Era il 1973, anno di pionierismo e di primi debutti per le imbarcazioni cabinate da regata di piccole dimensioni. Le regate importanti servivano a promuovere quel modello e quel cantiere. La Settimana delle Bocche di Bonifacio, con base a Porto Cervo, rappresentava l’appuntamento più atteso della stagione Velica.

Le risorse non erano molte mentre la posta in gioco era alta per i cantieri e gli interessi in gioco. Il nostro equipaggio era composto dai Barberis, due baldi giovani spezzini e da me. Uno di questi era Fabrizio Ferrari, figlio di un Ferrari dell’omonima impresa di costruzioni che all’epoca aveva in realizzazione una strada nel cuore della Sardegna. Ecco il nostro Grand Hotel: era una baracca di cantiere, che per raggiungerla quotidianamente eravamo costretti a decine di chilometri da percorrere su strade sterrate. Nonostante questa fatica aggiuntiva, il morale era alto, le aspettative dalla nostra barca (Sciacchetrà Show Prototipo) erano buone, pur non avendo sino ad allora confronti diretti con il nostro avversario nemico, il Comet 7,70 speciale di Margherita Bottini, portato da uno straordinario skipper. Sino a quel momento il Comet, regatando solo in Adriatico, era imbattuto e si presentava alle Bocche con la sicurezza di poter vincere facile. Prima regata, Porto Cervo, Asinara, Porto Cervo, partenza in poppa con oltre 20 nodi e tutta tela a riva Spinnaker compreso. Noi partiamo in barca giuria e loro sulla boa con le stesse mura. Andatura poppa piena quasi a strambare, pian piano, le barche piu’ lontane si avvicinano e col passare delle miglia restano parallele, quasi planando,sfidandosi onda dopo onda. Nessuno voleva mollare la posizione, poiché farlo significava abdicare al nemico sia come posizione sia psicologicamente. Attendevo che lui strambasse e si staccasse sulle altre mura e per fare ciò proseguivo in quelle condizioni in una andatura filo poppa quasi rovesciato, quasi che l’uno attendesse l’errore dell’altro. Ebbene, dopo qualche altro minuto, l’Ecume prese un onda rovesciata e perdendo il controllo della barca partì in straorza traversandosi improvvisamente sulla mia prora senza lasciarmi la possibilità di manovrare. Istintivamente mi tenni forte al trasto della randa ed urlai agli altri: “tenetevi forteeeeee”. L’urto a quella velocità fu tremendo, il Comet si presentò inclinato al mio musone di prora in acciaio. Conclusione, una falla enorme sulla fiancata di dritta e sotto la linea di galleggiamento; urla, panico, togliere di corsa il nostro spy prima di straorzare o strapoggiare, aiutare l’avversario a liberarsi, verificare i danni loro e i danni nostri (per fortuna, inesistenti). Tutte queste azioni si sono svolte nell’arco di 30 secondi circa, dopodiché noi abbiamo ridato lo spy ed abbiamo proseguito la regata. Loro, invece, tappata alla meglio la falla e scortati da un battello della stampa, hanno fatto ritorno in porto per procedere alle riparazioni. Morale, quell’aver tenuto duro senza alcun rispetto reverenziale ha prodotto in noi la certezza della forza di barca ed equipaggio. Mentre in loro ha prodotto l’altrettanta certezza che la festa fosse finita e che le vittorie sarebbero state sempre più rare. Quella settimana velica vide la vittoria nostra e dello Sciacchetrà Show del Cantiere Barberis.

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