Gianfranco Bianchi

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Le risorse non erano molte mentre la posta in gioco era alta per i cantieri e gli interessi in gioco. Il nostro equipaggio era composto dai Barberis, due baldi giovani spezzini e da me. Uno di questi era Fabrizio Ferrari, figlio di un Ferrari dell’omonima impresa di costruzioni che all’epoca aveva in realizzazione una strada nel cuore della Sardegna. Ecco il nostro Grand Hotel: era una baracca di cantiere, che per raggiungerla quotidianamente eravamo costretti a decine di chilometri da percorrere su strade sterrate. Nonostante questa fatica aggiuntiva, il morale era alto, le aspettative dalla nostra barca (Sciacchetrà Show Prototipo) erano buone, pur non avendo sino ad allora confronti diretti con il nostro avversario nemico, il Comet 7,70 speciale di Margherita Bottini, portato da uno straordinario skipper. Sino a quel momento il Comet, regatando solo in Adriatico, era imbattuto e si presentava alle Bocche con la sicurezza di poter vincere facile. Prima regata, Porto Cervo, Asinara, Porto Cervo, partenza in poppa con oltre 20 nodi e tutta tela a riva Spinnaker compreso. Noi partiamo in barca giuria e loro sulla boa con le stesse mura. Andatura poppa piena quasi a strambare, pian piano, le barche piu’ lontane si avvicinano e col passare delle miglia restano parallele, quasi planando,sfidandosi onda dopo onda. Nessuno voleva mollare la posizione, poiché farlo significava abdicare al nemico sia come posizione sia psicologicamente. Attendevo che lui strambasse e si staccasse sulle altre mura e per fare ciò proseguivo in quelle condizioni in una andatura filo poppa quasi rovesciato, quasi che l’uno attendesse l’errore dell’altro. Ebbene, dopo qualche altro minuto, l’Ecume prese un onda rovesciata e perdendo il controllo della barca partì in straorza traversandosi improvvisamente sulla mia prora senza lasciarmi la possibilità di manovrare. Istintivamente mi tenni forte al trasto della randa ed urlai agli altri: “tenetevi forteeeeee”. L’urto a quella velocità fu tremendo, il Comet si presentò inclinato al mio musone di prora in acciaio. Conclusione, una falla enorme sulla fiancata di dritta e sotto la linea di galleggiamento; urla, panico, togliere di corsa il nostro spy prima di straorzare o strapoggiare, aiutare l’avversario a liberarsi, verificare i danni loro e i danni nostri (per fortuna, inesistenti). Tutte queste azioni si sono svolte nell’arco di 30 secondi circa, dopodiché noi abbiamo ridato lo spy ed abbiamo proseguito la regata. Loro, invece, tappata alla meglio la falla e scortati da un battello della stampa, hanno fatto ritorno in porto per procedere alle riparazioni. Morale, quell’aver tenuto duro senza alcun rispetto reverenziale ha prodotto in noi la certezza della forza di barca ed equipaggio. Mentre in loro ha prodotto l’altrettanta certezza che la festa fosse finita e che le vittorie sarebbero state sempre più rare. Quella settimana velica vide la vittoria nostra e dello Sciacchetrà Show del Cantiere Barberis.

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