Cassani fa le carte al ciclismo italiano e predica ottimismo

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di STEFANO FIORI

Dal caldo della leggendaria spiaggia di Copacabana, dove sono fissati partenza e arrivo della prova in linea di ciclismo delle Olimpiadi brasiliane di Rio de Janeiro in programma sabato 6 agosto, al vento freddo della Calvana che si insinua perfidamente nel centro abitato di Narnali, alla periferia ovest di Prato.

Un viaggio compiuto nel volgere di poche ore per Davide Cassani, Commissario tecnico della nazionale italiana di ciclismo, che in ogni caso – pena l’espulsione ! – non poteva mancare alla tradizionale festa conviviale del Biciclub organizzata dall’ex-ciclista Enzo Ricciarini per il trentottesimo anno consecutivo. Insieme a nomi illustri del ciclismo di (quasi) tutti i tempi – citiamo in ordine sparso Adorni, Simoni, Chioccioli, Giovannetti, Dancelli, Bitossi, Poggiali, Sgalbozza, Francioni, Massignan, Armani, Riccomi, Carlesi, Boifava, Vigna, Laghi, Chiarini, Massimiliano e Primo Mori, Barone, Piccini, Tinchella, Gualazzini, Simonetti, Conti, Cavalcanti, Salvietti, Salutini, Mugnaini e tanti altri per un totale di quasi 200 commensali – il selezionatore azzurro Cassani ha dato vita a una bellissima giornata all’insegna dell’Amarcord ma allo stesso tempo ci ha parlato in questa intervista dei suoi programmi e della recente trasferta in Brasile insieme a Nibali, Aru e Malori.

«Avevo già visto il percorso ricavato sui circuiti di Grumari e della Foresta di Tijuca – esordisce Cassani – e le prime impressioni sono state confermate: è durissimo, adatto a scalatori o ad atleti di notevole fondo. Malori è stato il più colpito dalle caratteristiche del tracciato olimpico, poiché anche la crono risulterà molto impegnativa. Aru e Nibali hanno invece assai apprezzato il percorso e credo che siano ormai consapevoli che, se si prepareranno nel modo migliore, la vittoria potrebbe essere alla loro portata».

«Avversari principali?

«Direi Contador, Froome, i colombiani Quintana e Uran, Purito Rodriguez e anche Valverde. I nomi sono questi, mettendo forse come outsider Kwiatkowski».

Quale potrebbe essere l’avvicinamento ideale a Rio 2016?

«Penso che per puntare al podio non si debba prescindere dal Tour de France e perciò ho notato con piacere come anche Nibali sia adesso possibilista circa l’opportunità di prendere il via nella Grande Boucle».

Che gara sarà, quella delle Olimpiadi brasiliane?

«Sicuramente ci troviamo di fronte a una competizione atipica sia come percorso, poiché sarà una prova ad eliminazione, sia come partecipanti. Ogni nazionale potrà schierare soltanto cinque atleti, in gara saremo 145 in totale e sarà molto difficile mantenere il controllo delle varie fasi della corsa».

Un bilancio dei suoi primi due anni nella veste di Ct della nazionale italiana?

«I risultati purtroppo sono mancati ma il bilancio personale è positivo. Sento di essere cresciuto e di avere metabolizzato gli aspetti negativi emersi durante i due ultimi campionati mondiali, così sto lavorando per correggere gli errori commessi».

Lo scorso anno, dopo la gara iridata di Richmond, le sono piovute addosso tante critiche, forse anche ingiuste: perché non hai replicato?

«Non mi piace esternare certi stati d’animo coinvolgendo i media. Ho invece parlato molto con i ragazzi e abbiamo chiarito parecchie cose, soprattutto in proiezione futura. L’autocritica è sempre positiva, serve per migliorarsi e inoltre io continuo a credere nella forza del gruppo, lavoro sempre con l’obiettivo di costruire una squadra compatta, di fratelli, di amici, più che di colleghi».

A sua discolpa, vari osservatori hanno affermato che il ciclismo italiano non ha campioni per le gare in linea e perciò la nazionale ne risente

«Purtroppo è vero, la situazione è sotto gli occhi di tutti, ma non cerco scuse per i risultati deficitari, anch’io ho fatto la mia analisi».

A ottobre ci saranno i mondiali in Qatar…

«Dove la situazione cambierà diametralmente, per un percorso adatto soltanto ai velocisti, ma ci attrezzeremo anche per quello».

Intanto in Toscana è rinato il Gran premio di Larciano. Che gara sarà e che importanza avrà?

«Un segnale ottimo per una grande corsa e degli organizzatori da portare come esempio, inoltre non potevano trovare una data migliore: sono contento per gli amici dell’Unione ciclistica Larcianese ma saluto con soddisfazione anche la probabile nascita del Giro di Toscana a tappe».

I suoi programmi con

le nazionali quali sono?

«Sarò in ritiro a Donoratico dal 3 al 6 febbraio con Juniores e Under 23, quindi, aggiungendo alcuni professionisti, parteciperemo al Gp di Donoratico, al Laigueglia e al Gp di Larciano, mentre è in dubbio la Strade Bianche».

 

via iltirreno

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