“Terzo posto? Perché no, interpretiamo perfettamente la B”

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km1gkmt1La Spezia – “Mi aspettavo che ci saremmo risollevati, ma non con questa forza. I valori sono venuti fuori finalmente: merito del gruppo, dei nuovi acquisti e ovviamente dell’allenatore”. La tramontana vibra sul passamano di metallo del Comunale di Follo mentre lo Spezia torna in campo per il primo allenamento della settimana. Sui gradoni di cemento ci sono già i tifosi sette giorni su sette, quelli che non si perdono un allenamento. Uno dei primi ad arrivare è Giorgio Dal Cielo ed è anche uno dei pochi senza cappello nell’aria frizzantina della Bassa Val di Vara.
“Il calcio di Di Carlo è perfetto per la B: compattezza, difesa in undici uomini, ripartenza e velocità. Anche in settimana vedi una certa cultura del lavoro che si rispecchia. Io ero un estimatore di Bjelica, ma mi rendo conto che il suo tipo di gioco sarebbe più adatto alla Spagna. Lo Spezia è da prima cinque, infortuni permettendo: quella è l’unica cosa che temo. Sciaudone? Fatemelo dire: finalmente siamo noi a rilanciare un giocatore altrui e non viceversa”.

“A centrocampo siamo veramente forti – dice Pierfrancesco Viti – E’ lì il succo: che si vada in attacco o in difesa, sei sempre tranquillo. Sottolineo il ruolo di Errasti, che ha atteso il suo momento e ora mi sembra molto difficile da togliere dal campo. E poi i giovani, che entrano e non fanno rimpiangere i più esperti. Acampora, Canadjija, Vignali… entrano tutti con la giusta mentalità. Terzo posto? Se giochiamo così, si può”.
“Prima si insisteva con un modulo che creava poco spazio sulla destra, capitava che ci prendevano palla con la punta dello scarpino, e ripartivano. Insomma, facevamo giocare troppo l’avversario. Ora siamo noi a recuperare dove serve e renderci pericolosi – illustraRoberto Conti – Un calcio povero, essenziale: ma perfetto per la serie B. Abbiamo cambiato il ritmo in certe zone del campo, c’è un modo di stare in campo più adatto alle caratteristiche fisiche dei nostri giocatori. I singoli si esaltano: Errasti sta giocando molto bene, Migliore è arrivato a un livello stratosferico, fra i giovani devo dire che Vignali non è male ma Acampora che non è una novità. Terzo posto? Perché no, ora abbiamo anche tante assenze. Quando saranno rientrati tutti…”.

Come per quei giocatori che hanno freschi i 90 minuti nelle gambe, arrivano i reduci dalla trasferta di Avellino quando gli aquilotti sono già in campo da un po’. Di Carlo fuori città, si lavora agli ordini del secondo Valigi, del preparatore atletico Riela. Pietro Fusco supervisiona. “Cos’ho visto ad Avellino? Una squadra che non ha mai paura dell’avversario – dice Antonio Pampana – Tre mesi fa entravi in campo con il timore di andare sotto, ora no. Abbiamo trovato la quadratura e soprattutto forza, carattere e velocità. Gli acquisti di gennaio sono cinque: i quattro del mercato e poi Errasti, che ormai chiamiamo Il gladiatore. Non leva mai la gamba quello lì”.
“A me lo Spezia piace anche come gioco, mi diverte – dice Vincenzo Pellegrino – Senza paragoni con il passato, ci speravo di recuperare la situazione ma non pensavo di arrivare così presto a questo punto. Ora dobbiamo rimanere attaccati alla posizione guadagnata. Terzo posto? Oggi direi di sì, neanche il Cesena mi è sembrato così superiore a noi. Potevamo vincerla quella partita con un po’ più di cinismo sotto porta. D’altra parte Calaiò sta giocando molto per la squadra, è importantissimo come uomo assist”.
Il realismo prende il sopravvento nel finale. “Bisogna voltare pagina subito, non farsi prendere troppo dall’euforia. Ci sono Modena, Entella e Trapani da affrontare e dobbiamo dare continuità”. Abituati a condividere spazi e momenti con Bjelica, il club degli assidui si è presto adattato all’impostazione dicarliana. “A porte chiuse non entra neanche la famiglia, è giusto così – dice Pampana – Di Carlo è più riservato, Bjelica andava a mangiare con tutti i club. Lui lascia parlare il campo dopotutto”.

Fonte “Città Della Spezia”

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